Dialoghi Naturali #7 La natura ha un prezzo?
A Febbraio a Roma si terrà la seconda parte della COP 16 sulla Biodiversità che si è chiusa a novembre senza trovare un accordo sulle risorse necessarie all'azione.
Il momento è cruciale e noi abbiamo bisogno di chiederci, è giusto dare un prezzo alla natura? Ne parliamo il 14 febbraio nei Dialoghi Naturali a questo link: https://lu.ma/ftqduvnq
A gennaio una sentenza molto attesa ha inferto un duro colpo al principale progetto di compensazione delle emissioni di carbonio utilizzato da Meta, Netflix, British Airways e altre multinazionali in Kenia.
Il caso era stato sollevato da 165 esponenti delle comunità indigene sulle quali insistono le due grandi aree di conservazione istituite dalla controversa Northern Rangelands Trust (Nrt) le cui emissioni entrano nel mercato attraverso crediti di carbonio validati dalla ben nota Verra (già finita nella bufera nel 2023).
Il progetto Nrt è stato riconosciuto come incostituzionale e illegale. Il progetto è un cosiddetto intervento “fortezza”, un approccio alla conservazione che privilegia, anche se non esplicitamente, la protezione della natura attraverso la separazione, l'esclusione e la militarizzazione, piuttosto che attraverso la cooperazione e il coinvolgimento delle comunità locali.
I crediti di carbonio scricchiolano da tempo immemore, secondo World Bank solo l’1% delle emissioni globali sono coperte da un prezzo uguale o superiore a quello considerato necessario per traguardare gli obiettivi di Parigi di contenere l’aumento delle temperature ai 2 °C oltre ad avere problemi di addizionalità, sovrastima delle riduzione e soprattutto contribuire all’evitamento dell’unica strategia sensata per la diminuzione delle emissioni: la riduzione delle stesse.
Ne parleremo il 14 febbraio, ad una settimana dall’inizio della seconda puntata della COP16 a Roma durante la quale si discuterà di come finanziare l’implementazione del Montreal-Kunming Global Biodiversity Framework, il piano per intervenire sulla distruzione degli ecosistemi entro il 2030.
Ne parleremo perchè parte della discussione è legata ai crediti di biodiversità, ovvero lo strumento economico che può essere utilizzato per finanziare progetti e attività che producono risultati positivi e misurabili per la biodiversità (ad esempio, reintroduzione di specie in pericolo, ripristino degli ecosistemi e protezione degli habitat, ecc.) e poi intermediato sul mercato finanziario. Vogliamo interrogarci sull’opportunità di monetizzare la natura, domandarci se non stiamo cercando di risolvere il problema usando gli stessi strumenti (e pensieri) che lo hanno causato.
Ci domanderemo, inoltre, se questo meccanismo non sia una replica dei disequilibri di potere Nord/Sud e del colonialismo implicito nello sfruttamento delle grandi riserve di biodiversità. Infatti, la più alta concentrazione di asset ecosistemici terrestri e marini sembra coincidere, nelle dichiarazioni, con le Key Biodiversity Areas ovvero aree del mondo collocate nelle regioni equatoriali (Amazzonia brasiliana, bacino del Congo ad esempio) e sovrapponibili a territori indigeni ad altissimo rischio di land grabbing.
Le implicazioni di questa proposta di finanziarizzazione della natura saranno quelle di portare all’espropriazione di beni comuni come ci insegna la storia keniana? O a bolle finanziare come gli scandali nel mercato dei crediti volontari di carbonio?
Ci troviamo il 14 febbraio online dalle 13 alle 14 come sempre: 30 minuti di proposta di riflessione, 30 minuti di dialogo aperto.
Qui il link: https://lu.ma/ftqduvnq
Perchè riportare la natura al centro dei nostri pensieri e della nostra esperienza implica anche domandarsi con quali meccanismi sia opportuno agire e se l’ispirazione naturale possa portarci ad abbandonare strade già percorse per generare nuovi pensieri più ecosistemici e armonici.
E sempre di biodiversità parleremo nel prossimo appuntamento dal vivo OneDay AConnection il 22 febbraio a Vicenza, a breve informazioni.



